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Le Necropoli
La tomba a dado della necropoli di Peschiera
Nel gennaio 1957, in località Peschiera veniva alla luce un dado rettangolare di tufo di m. 5 x 9.40, completamente isolato sui quattro lati e collocato trasversalmente in un'area appositamente creata nel banco roccioso, con l'ingresso posto sul lato lungo anteriore.
Il monumento presenta un gradino di base, doppio sulla fronte dove la porta è rifinita in alto da una riquadratura a linea incisa; il coronamento è costituito da una massiccia cornice con becco di civetta e toro. Al di sopra correva, sui lati lunghi, una seconda cornice di nenfro e sui lati corti si innalzavano due timpani, sempre di nenfro, che davano al monumento l'aspetto di un edificio con tetto displuviato.
La tomba è a tre camere, di cui la centrale con funzioni di vestibolo, priva di banchine e le laterali con letti decorati; i soffitti sono piani, quelli della camera destra e del vestibolo decorati con travi parallele disposte normalmente all'ingresso. La camera destra si distingue anche per la cura con cui sono scolpiti i letti forniti tra l'altro anche di cuscini ad incavo semicircolare.
Al momento del rinvenimento la tomba risultava già parzialmente saccheggiata: tra la terra di riempimento della camera sinistra furono comunque recuperati vasi di bucchero, un dado d'osso, resti di calzari con guarnizioni in ferro, una fibula bronzea e una lip cup attica del gruppo miniaturistico, importante per la cronologia che può essere posta nel secondo venticinquennio o alla metà del VI sec. a.C.
Da un punto di vista tipologico rientra tra le tombe a casa con tetto displuviato, un gruppo limitato per numero e area di distribuzione, ma di enorme importanza per lo studio dell'architettura domestica coeva che, tra la fine del VII e i primi decenni del VI sec. a.C. sembra così modificare gli schemi e le mode affermatesi sino ad allora.
Bibliografia:
G.COLONNA, Monumenti etruschi di epoca arcaica, in Archeologia 1967, p. 90 ss.
A.M.MORETTI, Confronti nell'architettura funeraria rupestre: qualche esempio, in Architettura etrusca nel Viterbese, Roma 1986, pp. 137-144