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Santa Maria della Rosa

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CHIESA SANTA MARIA DELLA ROSA

(Via XII SETTEMBRE - LARGO DELLA ROSA)

Tra le chiese medievali di Tuscania, interne all'attuale circuito urbano, quella di Santa Maria della Rosa è sicuramente la più importante per dimensioni ed impegno costruttivo. La complessa struttura è frutto di travagliate vicende: venne edificata a più riprese tra il XIII ed il XIV secolo, ampliando progressivamente un primo edificio di culto e restò condizionata dalle strutture difensive urbane a cui era addossata; altre trasformazioni la interessarono nel corso dei secoli quando assunse diverse funzioni. È probabile che nascesse come edificio votivo e, pur non assumendone mai il titolo, durante il Quattrocento ospitò le funzioni proprie della cattedrale. Nel Cinquecento, con il trasferimento della cattedra nella nuova chiesa di San Giacomo Maggiore, la chiesa perse qualunque titolo per diventare, in seguito, sede della Confraternita del Gonfalone. La chiesa è legata al leggendario culto della Madonna Liberatrice in onore della quale, nella prima decade di maggio, si bandivano pubblici festeggiamenti ed un'importante fiera annuale. Altro culto mariano connesso a questo edificio è quello della Madonna del Rosario al quale, secondo alcuni, sarebbe dovuto il titolo della chiesa, mentre altri lo vogliono tolto dalla festività di Pentecoste detta Pasqua Rosata. La facciata ripropone lo schema a terminazione rettilinea anche se qui si preferì sottolineare la tripartizione interna dell'edificio nel lasciare le ali leggermente più basse del corpo centrale. Tale differenziazione è invece negata dalle due cornici che tripartiscono la facciata correndo orizzontalmente per tutta la sua lunghezza: modanata e dentellata la superiore, semplicemente modanata quella inferiore. La cortina in conci di nenfro non cela la discontinuità strutturale del corpo centrale rispetto alle ali realizzate in un secondo momento. Il corpo centrale è dominato, nel terzo superiore, da un elegante rosone scandito da dodici colonnette disposti a raggiera raccordati da elementi trilobati mentre, nel terzo inferiore, si apre il portale lunettato affiancato da colonne tortili inserite nella doppia strombatura. La lunetta è decorata da un affresco raffigurante la Madonna tra due Santi oramai illeggibile. I portali laterali sono molto semplici, con l'architrave monolitico su mensole che separa il vano inferiore dalla lunetta finestrata soprastante; quello a destra, archiacuto, con una decorazione polilobata nella lunetta, ha un maggior accento gotico. La navata sinistra prende luce anche da un piccolo occhio dalla semplice ghiera priva di modanature posto eccentricamente rispetto all'asse del portale, a cui corrisponde, nella navata destra, un ricco rosoncino polilobato inquadrato in una cornice rettangolare ove sono impresse le armi del comune e del condottiero Angelo Broglio di Lavello detto il Tartaglia. A destra della facciata si eleva il campanile, piuttosto tozzo, impostato su una leggera scarpa terminante con una cornice a toro. Una seconda cornice marcapiano delimita la cella campanaria scandita da bifore molto profonde. L'interno presenta tracce della molteplice stratificazione di interventi succedutesi nei secoli e solo parzialmente rimossi nei restauri successivi, è estremamente dilatato rispetto alla lunghezza e suddiviso in tre navate da quattro ampie arcate dalla ghiera scandita da piccole mensole ed impostate su colonne dai ricchi capitelli a motivi vegetali. Nella navata sinistra è un vano poco profondo delimitato da un arco inquadrato e fittamente decorato (sec. XVI), tanto sui piedritti che sulla ghiera, con motivi fitomorfi e candelabre. Nel quale è ospitata una tela centinata raffigurante la Madonna del Rosario contornata dai 15 misteri (sec. XVI). Più avanti è una piccola edicola in nenfro, su mensole, anche questa decorata a candelabre (sec. XVI) e di fronte, sulla colonna, frammenti di un bell'affresco raffigurante San Giovanni Battista e l'Arcangelo Michele (sec. XIV). Nella testata sinistra del transetto è un grande altare ligneo, barocco, con grande tela coeva, rappresentante le Anime del Purgatorio. Di fronte è visibile, all'interno di una vano absidato, un affresco tardorinascimentale con l'Assunzione di Maria. In corrispondenza della zona absidale, è stata rimessa in luce la complessa stratificazione strutturale che vede sovrapposti elementi di un precedente edificio di culto e le tracce di quella che, secondo alcuni, sarebbe stata una delle porte di accesso alla città. Nella parte alta vi è un affresco staccato (sec. XIII), raffigurante la Madonna con Bambino tra i Santi Pietro e Secondiano, proveniente da altra parte della chiesa e, in basso lacerti quasi illeggibili di altri affreschi medievali. Più avanti, nel lato destro del transetto, si apre la cappella dei Santi Martiri, edificata attorno alla metà del Quattrocento a spese della Comunità: si tratta di un semplice vano formato da due campate delimitate da paraste sostenenti volte a crociera costolonate. In esso si conserva il polittico ligneo a sfondo d'oro attribuito a Giulio Pierino d'Amelia (1581) le cui tavole furono trafugate negli anni Ottanta del secolo scorso. Lungo la navata destra, scandita da una successione di nicchie risalenti, probabilmente, ad una ristrutturazione tradocinquecentesca o seicentesca, sono dei resti di affresco un frammento dei quali potrebbe rappresentare San Secondiano patrono della città, un emblema di Angelo Broglio di Lavello detto il Tartaglia, ed una tela tardo seicentesca raffigurante il martirio di Santa Lucia. In controfacciata si trovano fissati gli elementi lapidei delle due bifore che affiancavano il rosone centrale e che, ritenute incongrue dai restauratori, vennero rimosse negli anni Settanta del secolo scorso.
Diversi elementi lapidei erratici sono sparsi per la chiesa ed alcuni sono stati utilizzati per costruire l'arredo attuale. Si tratta per lo più di capitelli sostanzialmente riconducibili a due tipologie: un primo gruppo presenta la caratteristica foglia d'acqua carnosa e potrebbe risalire al XIV o al primo quarto del XV secolo; un secondo gruppo, d'ordine ionico, con le volute poco sviluppate ed il calato strigillato, dovrebbe essere più tardo, forse della metà del Quattrocento. Gli uni, come gli altri, potrebbero essere stati predisposti per lavori poi non compiuti o provenire da qualche struttura smantellata. I primi, in particolare, potrebbero essere afferenti alla cappella i cui ruderi sono visibili negli scavi compiuti sul fianco destro della chiesa, che non venne mai completata o che venne distrutta e che è stato ipotizzato appartenesse al condottiero Angelo Broglio di Lavello detto il Tartaglia che, negli anni Venti del Quattrocento, tentò di stabilire la propria signoria sulla città.


Per la visita della chiesa:
info@parrocchiacentrostorico.it


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