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BASILICA DI SAN PIETRO
Sull'altura dove una volta era l'arce della città etrusca e romana la rinata comunità urbana tuscaniese, entrata a far parte del patrimonio della Chiesa con la donazione dei suo territorio da parte di Carlo Magno ad Adriano I nel 787 volle evidenziare la sua ripresa materializzando le espressioni ed i simboli di quegli ideali poteri civici e religiosi finalmente raggiunti dopo secoli di rovine e di discordie. E tale intento venne mirabilmente raggiunto e reso concreto nella forma di quella che senza dubbio oggi viene considerata uno dei capisaldi nella storia dell'architettura italiana: la Basilica di San Pietro, principe degli Apostoli.
Valutata da autorevoli fonti come documento di transizione fra l'architettura basilicale paleocristiana e quelle primitiva romanica, la sua fondazione viene da molti riportata all'VIII secolo, da altri invece da un periodo non anteriore all'XI.
Bella e possente costruzione e stupendo momumento con strette assonanze con il Romanico lombardo, in nostro San Pietro rivela attraverso un armonioso equilibrio di linee influenze cosmatesche, umbre e pisane che si sintetizzano mirabilmente nella facciata che presenta un coronamento centrale a capanna al quale si appoggiano i due spioventi laterali. Benchè si tratti di uno degli schemi più usati nel peridoo, la facciata di san pietro si distingue da consimili monumenti per il vigoroso aggetto del corpo centrale che risulta evidenziato dalla stupenda decorazione che trova la sua più felice espressione nel portale. Questo, opera di marmorario romano cosmatesco, si presenta strombato e a tre rincassi con colonne marmoree e capitelli a motivi vegetali e protomi umane, e con lunetta musiva a motivi stellari racchiusa entro larghe fasce marmoree, decorate a mosaico e a bassorilievo con tondi entro i quali sono segni zodiacali, motivi zoomorfi e raffigurazioni del lavoro dei mesi.
Sopra il portale, e da questo separata da una loggetta cieca che si conclude ai lati con due grifi, si distende com ampio respiro la parte più riccamente decorata della facciata. Al centro è collocato il rosone cosmatesco, decorato con motivi geometrici e vegetali in marco e mosaico policromo, contenuto entro uno specchio quadrato limitato da una cornice anche'essa in marmo e mosaico. Ai quattro angoli, sempre entro la cornice ma collocati negli spazi lasciati vuoti dal rosone, sono, a rilievo, i simboli dei quattro evangelisti. Verso l'esterno due eleganti e stottili bifore in marmo, arrichito con elementi musivi policromi, alleggeriscono ed illuminano gli spazi della facciata rimasti liberi risultando a loro volta conenute entro la cornice e le colonne, addossate alle paraste esterne, coronate da capitelli fogliati e su basi con protomi bovine che inquadrano il rosone. Sotto la bifora di sinistra, infine è una figura umana in corsa resa ad altorilievo con gustoed una descrittività tipicamente etruschi mentre, tra il rosone e le bifore, sono su ciascun lato e disposti in verticale un drago che insegue un cane, resi a tutto tondo.
L'interno, a pianta basilicale, maestoso e solenne nella sua semplicità, è diviso in tre navate da colonne e pilastri con semi-colonne leggermente divergenti verso l'abside e con intercolunni irregolari. Capitelli, di varia forma, romani e romanici, sostengono archi a tutto sesto ornati di una doppia ghiera dentata che sottolinea nel suo corso il giro delle arcate. E' questo un motivo originale che, qui realizzato per la prima volta, potrebbe forse ritenersi la rielaborazione di un piu' antico elemento decorativo, forse di origine tardoetrusca ripreso con qualche variante dai marmorai romani.
Numerosi e molto evidenti sono nelle navate e nelle muratura portanti gli interventi successivi resi necessari per il rafforzamento della costruzione: fra quelli di maggior spicco sono il rifacimento delle prime navate con tutto il corpo anteriore della basilica sino alla controfacciata, chiaramente percepibile nelle colonne e nei capitelli, di diversa forma, e sopratutto nel pavimento cosmatesco che termina all'altezza delle terze colonne. Del primitivo arredo della basilica rimane oggi, nell'interno, oltre il ciborio dell'altare maggiore, in gran parte restaurato, il seggio episcopale al centro della conca absidale, semplice e privo di elementi decorativi, i due amboni, al termine della navata centrale, ed il ciborio posto contro la parete della navata sinistra, subito dopo la scala di discesa alla cripta. Altra scala con analoghe funzioni, ma di forma più modesta, è al termine della navata di sinistra.
Uno splendido pavimento cosmatesco copre quasi tutta la navata centrale ed il presbiterio, con un motivo decorativo di losenghe e cerchi alternati a fasce di marmo bianco e mosaico. La cripta, che si estende sotto il presbiterio, è simile alle molte altre del Lazio collocabili, come questa, all'XI secolo. Questa è posta in comunicazione con la basilica, come si è già fatto cenno, per mezzo di brevi scale aperte sulle due navate laterali: più monumentale è quella di destra con ingresso balaustrato a metà delle navata e con gradinata, interrotta a metà da un pianerottolo di riposo, che immette in un vano colonnato (avancripta) di non chiara destinanzione. Attraverso quest'ultimo si accede alla cripta vera e propria, a 9 navata, con volte a 42 crociere sostenute da 28 colonne e relativi capitelli di spoglio provenienti da edifici romani.





