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San Giacomo Maggiore

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SAN GIACOMO MAGGIORE
Concattedrale di Tuscania
(
Piazza Bastianini)


Costruita tra il 1563 ed il 1583 in sostituzione di una fabbrica del XIII secolo, l'attuale chiesa di San Giacomo Maggiore venne ristrutturata completamente nel corso del XVIII secolo. La sobria facciata ad ordini sovrapposti (tuscanico l'inferiore, ionico il superiore) raccordati da volute laterali, porta incisa nel fregio la memoria del cardinal Giovan Franceso Gambara, vescovo di Tuscania e Viterbo che, nel 1573 vi trasferì la cattedra vescovile dall'antica cattedrale di San Pietro. Essa è la testimonianza più cospicua della fase rinascimentale dell'edificio. Sul lato sinistro è visibile il tozzo campanile costruito a partire dal 1781 su progetto dell'architetto viterbese Domenico Lucchi. L'interno, suddiviso in tre navate, appare radicalmente trasformato dalla ristrutturazione eseguita negli anni 1773-1783 su disegno dell'architetto Giuseppe Maria Antolini. La costruzione cinquecentesca, a tre navate suddivise da archi su colonne ioniche (alcuni elementi sono visibili in prossimità del presbiterio) doveva essere un edificio semplice e austero con gli elementi architettonici in pietra grigia sullo sfondo chiaro delle pareti intonacate. La navata centrale è scandita dalle pilastrate ad archi alternati a vani architravati ed è decorata dai ritratti dei primi quattro vescovi della diocesi (sec. XVII-XVIII). La domina l'altare maggiore sul quale troneggia la grande tela di Giovanni Silvagni (1851) rappresentante San Giacomo Apostolo. Di rimpetto, sulla bussola d'entrata, è la cantoria che ospita un organo di Angelo Morettini (1845) adattato alla macchina lignea di un precedente organo di Lorenzo Alari (1733). Sul fastigio appare l'aquila a scacchi, stemma del pontefice Innocenzo XIII, già vescovo della diocesi di Tuscania e Viterbo. La navata sinistra ospita, nel vestibolo, il piccolo battistero dove si conserva il fonte battesimale rinascimentale (sulla base del piede è lo stemma del cardinal Gambara) chiuso da una porta lignea finemente intagliata (inizi del XIX sec.) probabile opera di Antonio Nardi. Il primo altare, dedicato a S. Michele Arcangelo, ospita una replica del famoso dipinto di Guido Reni della fine del Settecento. Tra il primo ed il secondo altare si apre l'ingresso alla sacrestia: un primo grande salone (1632) che ospita, nelle vetrine, diversi paramenti ed arredi sacri del XVI-XIX secolo, si apre su una sala minore (1783 ca.) dominata da un mediocre affresco raffigurante San Giacomo. Sulle pareti sono dipinti i ritratti dei vescovi di Tuscania dal primo, San Paolino, che fu discepolo di San Pietro, fino all'ultimo, Luigi Boccadoro, dopodichè la diocesi di Tuscania è stata soppressa e inglobata in quella di Viterbo (1986). Uscendo, è il secondo altare dedicato alla Madonna di Loreto con una grande tela seicentesca che rappresenta la Vergine Lauretana tra S. Lucia, S. Carlo e S. Nicola di Bari. Sempre nella navata sinistra, invece di un terzo altare, si apre la cappella dei Santi Secondiano, Veriano e Marcelliano Martiri, Patroni della Città. Di jus patronato della Comunità (gli stemmi appaiono ai lati dell'altare) la cappella venne progettata negli anni Trenta del Settecento dall'architetto Antonio Asprucci. Scandita da un elegante ordine architettonico composito a colonne semilibere e paraste impostate su un alto basamento, lo spazio si chiude con una volta crollata nel sisma del 6 febbraio 1971. Alle pareti tre tele di Nicola Bonvicini (1783) rappresentano la cattura, il martirio e la gloria dei tre santi patroni le cui reliquie sono conservate nell'urna ottocentesca sotto l'altare. Al termine della navata si apre la cappella di San Giuseppe (già del Santissimo Sacramento (1632) nel cui vano antistante si conserva un tabernacolo marmoreo attribuito all'ambito di Isaia da Pisa (anni Ottanta del Quattrocento). Sul lato destro della cappella si conserva la tela autografa raffigurante San Giacomo Apostolo di Francesco Sabbatino (1620) già sull'altare maggiore della chiesa. A capo della navata destra, chiusa da una cancellata in ferro battuto, è la Cappella dei SS. Giusto e Giuliano. Nel vestibolo sono visibili sei formelle marmoree, di produzione toscana, provenienti da un grande dossale d'altare ascrivibile agli anni Ottanta del Quattrocento e provenienti dalla chiesa di Sant'Agostino. All'interno della cappella, ormai spogliata degli arredi, sono raccolte diverse testimonianze d'arte provenienti da varie chiese tuscanesi. Su tutti primeggia il polittico di Andrea di Bartolo (1425 ca.). A destra è una tavola con San Bernardino da Siena di Sano di Pietro (1406-1481). Al centro un trittico double-faces di Francesco d'Antonio Zacchi detto il Balletta (anni Quaranta del Quattrocento) raffigurante, nel verso, Cristo benedicente tra la Madonna e San Giovanni e, nel recto, l'Assunta tra San Giovanni Battista e Santa Cristina. A sinistra la tavola double-faces di Valentino Pica il Vecchio (1415-1490) raffigurante la Madonna dei Raccomandati sul recto e S. Nicola da Tolentino sul verso. Alle pareti, diversi affreschi staccati provenienti da altre chiese della città. Nella navata si susseguno tre altari con belle tele ottocentesche: Crocefisso, Immacolata Concezione e S. Gerolamo (Antonio Arieti, 1850 ca.). In fondo alla stessa navata sono stati ricomposti i frammenti della lapide composta in occasione della riconsacrazione della chiesa avvenuta nel 1622 ad opera del cardinal vescovo Tiberio Muti.

Stefano Brachetti

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