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Le Necropoli
LA NECROPOLI DI GUADO CINTO
La necropoli di Guado Cinto è stata riportata alla luce grazie ad una serie di campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale dal 2005 ad oggi. Posta a mezza costa sulla riva sinistra del Marta, essa godeva di una posizione privilegiata sia dal punto di vista della visibilità che rispetto alla rete viaria essendo posta a ridosso del tracciato che da Tarquinia conduceva a Tuscania e a metà strada tra due guadi, quello più a nord collegato alla via Clodia e quello più a sud, cui si deve il toponimo, rapportabile ad un percorso secondario che probabilmente si ricollegava alla Clodia.
Sono stati riportati in luce tre tumuli monumentali di circa 20 metri di diametro, realizzati con tecniche architettoniche diverse ma sempre accurate, ancora apprezzabili nonostante le spoliazioni antiche, i lavori agricoli nonché i saccheggi di epoca recente ne abbiano fortemente compromesso la conservazione.
Del primo tumulo si conserva solo parte del filare di base a blocchi di tufo, mentre il secondo presenta una crepidine costituita da un filare di blocchi di tufo sui quali si imposta un filare di lastre e sopra queste un'altra serie di blocchi leggermente sporgenti e con il profilo obliquo che mostra con ogni probabilità l'accenno dell'inizio della cupola di terra che s'impostava sul monumento. Il secondo tumulo è l'unico ad aver conservato buona parte del dromos e della camera funeraria interamente costruiti a blocchi di tufo. Il terzo tumulo si distingue per la sontuosità della sua architettura: la crepidine è realizzata con blocchi di nenfro poggianti su un toro che a sua volta si imposta su un filare di blocchi di tufo di base.
Nonostante i notevoli danneggiamenti dell'area è stato possibile recuperare molti oggetti riconducibili ai corredi funerari che, pur nella loro estrema frammentarietà, si segnalano spesso come prodotti di alto livello tra i quali spiccano i materiali d'importazione quali le ceramiche attiche a figure nere o rosse in qualche caso riferibili a grandi pittori come Oltos, Douris o il Pittore di Berlino.
Di grande interesse le sculture rinvenute presso i tumuli raffiguranti ippocampi cavalcati da giovani e parti di felini, unitamente agli elementi architettonici in nenfro (due colonne, un capitello dorico-etrusco) che documentano la presenza di una struttura costruita. Forse ad un altro edificio sono da ricollegare i numerosi frammenti di acroteri a ritaglio, di antefisse e di lastre di rivestimento che vanno ad incrementare le già consistenti attestazioni note a Tuscania e che oggi potrebbero indurre ad ipotizzare la presenza di botteghe stabilmente organizzate.
Oltre le deposizioni realizzate all'interno dei tumuli, lo scavo ha rivelato la presenza di numerose sepolture a inumazione e a cremazione intorno ai monumenti: solo in pochissimi casi dotate di alcuni oggetti di corredo queste sollevano ancora molte domande che riguardano la sfera del rituale funerario e che forse potranno trovare risposta con la prosecuzione degli studi e con le analisi antropologiche.
Quello che comunque appare certo è che i ritrovamenti sinora effettuati ci consentono di riferire questa necropoli a membri prestigiosi dell'élite locale e confermano il ruolo di spicco svolto da Tuscania nella cultura dell'Etruria interna tra VI e V sec. a.C. svincolandola per sempre dal ruolo di insediamento minore gravitante nell'orbita tarquiniese.
Bibliografia: A.M.MORETTI SGUBINI-L. RICCIARDI, Ricerche nella necropoli di Guado Cinto, in Archeologia nella Tuscia, 10, Viterbo 2010, pp.49-69.
S. COSTANTINI, Nota in margine ai contesti funerari in Archeologia nella Tuscia 10, Viterbo 2010, pp. 70-81.
A.M.MORETTI SGUBINI-L.RICCIARDI, Terrecotte architettoniche da Guado Cinto di Tuscania in Deliciae Fictiles IV, Oxford 2010, pp. 155-163.
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